Viaggio in Mozambico e Malawi fra donne forti che lottano per la vita dei propri figli

21 ottobre 2014   //   di:   //   Africa   //   0 Commenti   //   637 Views

Dal pianeggiante Mozambico al verde Malawi cambiano i paesaggi e con essi i volti delle persone che incontro. Sguardi a volte sfuggenti, a volte intensi, sorrisi timidi e sinceri. Appartengono alle mamme che incontro nei tanti villaggi dei distretti di Guijà e di Thyolo, dove mi sono recata per raccogliere storie. Le loro storie. Storie di donne forti, che hanno affrontato tante gravidanze, non tutte fortunate; storie di ragazze giovanissime alla prima gravidanza che hanno deciso di percorrere chilometri e chilometri per essere seguite da personale specializzato, che possa prendersi cura di loro e salvarle in caso di complicazioni. Salvarle, sì, perché in tante aree remote dei paesi più poveri è facile morire durante la gravidanza e il parto per cause che altrove sarebbero facilmente prevenibili e curabili.

Ho incontrato anche tante donne che lottano come possono per far sì che la malnutrizione non porti via i loro piccoli.

La vita di mamme e bambini, in quei villaggi poveri e remoti, privi di tutti i servizi, anche sanitari, si trasforma spesso in una lotta alla sopravvivenza. Nessun fiocco rosa o blu da appendere alla porta. Al nome si penserà solo dopo giorni che il bambino è nato, meglio aspettare che tutto vada bene. Vedere cosa significa essere mamme e nascere in quei villaggi lontani e paragonarlo alla condizione di mamme e bambini qui da noi mi ha scosso molto.

 

Eppure la via d’uscita c’è, e un importante ruolo sono convinta lo giochi la consapevolezza. La consapevolezza che una sorte migliore è possibile, seguendo pratiche corrette e attraverso l’accesso a soluzioni semplici. Lo dimostrano i risultati del lavoro straordinario degli operatori sanitari di comunità, uomini e donne che Save the Children forma per portare aiuti e cure a mamme e bambini nei villaggi lontani dai servizi sanitari.

In questo viaggio ne ho conosciuti tanti, energici e premurosi, attenti e scrupolosi nel loro lavoro, non solo di assistenza ma anche di sensibilizzazione. Sono gli operatori sanitari che informano le mamme su come prendersi cura di sé e del proprio bambino durante e dopo la gravidanza.

Assa, 32 anni e incinta di 8 mesi, ha perso una sorella, morta per complicazioni durante il parto, senza l’assistenza necessaria.

Per questo, su consiglio di Lina, operatrice sanitaria, si è recata alla “casa de mae espera”, che Save the Children ha costruito come ricovero per le donne incinte all’interno del centro sanitario di Chinhacanine, in Mozambico. Assa ci dice che qui è tranquilla, perché è seguita da personale specializzato che la visita regolarmente e sa che potrà essere aiutata adeguatamente in caso di complicazioni.

Dina ha portato i suoi 2 gemelli all’ospedale per curarli dalla malnutrizione su consiglio degli operatori, che si sono accorti del cattivo stato di salute dei piccoli. Ora i gemellini stanno bene e Dina segue tutti i consigli necessari perché i bambini crescano in salute.

Sostenendo il lavoro degli operatori sanitari sempre più mamme potranno avere accesso alle cure e alle conoscenze giuste per far crescere al meglio i loro bambini. Con questa speranza torno qui, e mi chiedo quale sarà il nome che Assa avrà scelto per il suo bambino, perché sono sicura che ormai lo avrà fatto, felice di stringerlo in salute fra le sue braccia.

 

 

Per aiutare Save the Children a combattere la mortalità infantile fino al 2 novembre sarà possibile donare 2 euro inviando un Sms al numero 45508

 

[Foto in evidenza: Paolo Patruno]

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