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Racconti di viaggio: Il Museo Ebraico di Berlino (2/3)

30 dicembre 2013   //   di:   //   Europa, Racconti di Viaggio   //   2 Commenti   //   3820 Views

L’ultima volta abbiamo parlato di Berlino per le sue qualità di città moderna, volano di culture e nuove tendenze.
Ma, per la tua visita a Berlino, dovrai anche armarti di tanto coraggio, perché la città, rasa al suolo più volte dalle guerre, fonda inevitabilmente il suo turismo sul terrore: su tutte il Museo Ebraico.
Monumento alla memoria di straordinaria bellezza, il cui concept e l’architettura diventa esso stesso museo. Infatti, l’edificio si snoda in percorsi interattivi che fanno rivivere l’ultimo tratto di un itinerario tragico di sopraffazione, di morte. Il primo dei tre percorsi, quello dell’annientamento, si conclude dopo un lungo corridoio che subito da l’idea di un punto di non ritorno. E infatti la destinazione è la Torre dell’Olocausto, una stanza buia dalle pareti nere e altissime, senza finestre e senza contatti con l’esterno, ad eccezione di una feritoia che non solo fa poca luce, ma ti fa sentire il riverbero dei rumori esterni, della vita che continua al di là di quelle pareti. Ancora, al suo interno si intravede una scala fissata al muro, ma è irraggiungibile, perché si trova ben oltre l’altezza uomo.

Una volta usciti, si ripercorre il corridoio, il cui pavimento è pieno di salite e discese, a rimarcare il senso di disorientamento, fino ad arrivare ad un sentiero ricoperto di dischi di ferro, che rappresentano la stilizzazione di volti di uomini e bambini. Su quei volti devi passarci su, praticamente calpestarli e produrre un rumore atroce e insopportabile, come le urla di chi, in quei campi di concentramento, ha incontrato la morte.

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Il secondo percorso, quello dell’esilio, porta in un giardino esterno con cubi di pietra di diverse grandezze, costruiti su un piano inclinato per dare la sensazione di smarrimento: a fare un giro lì fuori, il disorientamento è tale che la testa si riempie di domande, una su tutte: “Com’è stato possibile permettere tutto questo?”

L’ultimo percorso è quello della continuità, la continuità di un popolo che, nonostante tutto, va avanti. Qui si trova la parte più convenzionale del museo, man non meno interessante, caratterizzata da oggetti tipici, storie e testimonianze.

Ciascuno dei tre percorsi ti costringe ad un momento di riflessione profonda, e quando sei fuori sei sicuramente diverso da prima. Assolutamente da non perdere.

Continua…

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